Guida alla terapia medica

Vaccinazione anti-papillomavirus: valutazioni critiche

Sebbene l’infezione da papillomavirus ( HPV ) sia necessaria per lo sviluppo del tumore della cervice, ed il vaccino anti-HPV, Gardasil, prevenga l’infezione primaria dei sierotipi 16 e 18 di papillomavirus ( ritenuti responsabili di circa il 70% dei casi di carcinoma della cervice ), è opportuno esaminare i fatti in un contesto più ampio per poter valutare più compiutamente la reale necessità della vaccinazione.

Nell’agosto 2007 sul Canadian Medical Association Journal ( CMAJ ), Abbey Lippman, un’epidemiologa della McGill University, ha fatto alcune puntualizzazioni riguardo alla vaccinazione per la prevenzione dell’infezione da papillomavirus:

1) Non c’è alcuna evidenza di tumore della cervice in Canada. Secondo il Canadian Center Statistics 2006, circa 4.000 donne sono morte durante l’anno 2006 a causa del tumore del collo dell’utero.

2) Il tumore invasivo della cervice segue un decorso lentamente progressivo, con la possibilità di intervento nei vari stadi. Di conseguenza, le morti associate al carcinoma della cervice, possono essere evitate mediante condizioni di vita sane e periodici esami mediante il Pap test.

3) La maggior parte delle infezioni da HPV si risolvono spontaneamente. La clearance avviene entro 1 anno in circa il 70% delle infezioni, nel 90% entro 2 anni. Da questo emerge che la maggior parte delle donne che presentano un’infezione da HPV, anche con ceppi ad alto rischio, non svilupperà il tumore della cervice.

4) La natura di un programma di immunizzazione dipende dalla definizione di obiettivi chiari e tangibili. E’ lo scopo del programma di vaccinazione eradicare i sierotipi di HPV ad alto rischio nella popolazione ? oppure l’obiettivo è quello di ridurre la mortalità da tumore della cervice ? Questi diversi obiettivi richiedono strategie differenti.

5) Riguardo all’efficacia di Gardasil, un’analisi approfondita ha evidenziato che il vaccino anti-HPV sembra essere significativamente efficace solo nella neoplasia intraepiteliale cervicale di grado 2 ( CIN 2 ) ( lesioni precancerose potenzialmente rimovibili; di queste il 40% regredisce spontaneamente, e non necessita di trattamento ); i dati di efficacia riguardo alla neoplasia intraepiteliale cervicale di grado 3 ( CIN 3 ) o adenocarcinoma in situ sono insufficienti per trarre conclusioni.

6) Un numero relativamente piccolo di ragazze ( circa 1.200 ), di età compresa tra 9 e 15 anni, è stato arruolato negli studi clinici che hanno valutato Gardasil; queste ragazze rappresentano la popolazione target della vaccinazione anti-papillomavirus. La scelta di vaccinare soggetti di sesso femminale di 11-12 anni è legata alla bassa probabilità che queste ragazze abbiano avuto rapporti sessuali e che pertanto siano state infettate dal virus HPV.

7) La definizione che Gardasil sia il vaccino contro il tumore della cervice, cioè che sia in grado di impedire lo sviluppo di tutti i carcinomi della cervice, non è corretto. La pressante attività di marketing esercitata dalla società produttrice, già prima dell’approvazione del vaccino, ha reso difficile una valutazione serena del problema.

8) L’alto costo del vaccino impone un’approfondita analisi costo-efficacia, anche perché non è chiaro il valore aggiunto del vaccino; le persone vaccinate, inoltre, non solo devono praticare sesso sicuro, ma anche sottoporsi a Pap test, come le donne non vaccinate. ( Xagena 2007 )

Fonte: Canadian Women’s Health Network, 2007

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Depressione

Gli antidepressivi triciclici sono particolarmente efficaci nel trattamento della depressione moderata-grave, associata ad alterazioni psicomotorie e fisiologiche ( perdita dell’appetito, disturbi del sonno ). Prima che il trattamento con gli antidepressivi triciclici produca attività antidepressiva, possono trascorrere 2 settimane.
I triciclici ed i correlati possono esercitare un effetto sedativo più o meno marcato. Quelli con effetto più marcato sono: Amitriptilina ( Laroxyl ), Clomipramina ( Anafranil ), Mianserina ( Lantanon ), Trimipramina ( Surmontil ), Trazodone ( Trittico ); mentre quelli con effetto meno marcato: Imipramina ( Tofranil ), Nortriptilina ( Dominans ).
I farmaci a più pronunciata attività sedativa sono elettivi nel trattamento dei pazienti agitati.
Gli antidepressivi triciclici possono presentare cardiotossicità ( aritmie ). Sono segnalati casi di arresto cardiaco. Inoltre possono causare effetti indesiderati antimuscarinici ( es. secchezza delle fauci, stitichezza, ritenzione urinaria ).
Nei soggetti anziani, i triciclici devono essere impiegati a bassi dosaggi, in modo da evitare vertigini e sincope; in questi pazienti può presentarsi iponatriemia.

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ( SSRI ) presentano meno effetti indesiderati antimuscarinici e cardiovascolari, rispetto ai triciclici, ma non sono più efficaci dei triciclici.
Gli SSRI presentano effetti indesiderati gastrointestinali ( nausea, sanguinamento gastrico ). L’effetto antidepressivo degli SSRI compare dopo 2-3 settimane di trattamento.
L’iponatriemia è un effetto avverso riportato frequentemente con i farmaci SSRI.
Reazioni extrapiramidali ( tra cui distonie orofacciali ) e sindrome da sospensione sono segnalate più spesso con la Paroxetina, che con altri SSRI.
Nei soggetti d’età inferiore ai 18 anni con depressione, il rapporto rischio/beneficio non è favorevole all’impiego degli antidepressivi, quali: Citalopram ( Seropram ), Escitalopram ( Cipralex ), Paroxetina ( Seroxat ), Sertralina ( Zoloft ), Mirtazapina ( Remeron ), Venlafaxina ( Efexor ).
Nei bambini e negli adolescenti depressi, l’unico antidepressivo approvato è la Fluoxetina ( Prozac ).

Gli inibitori della ricapatzione della serotonina e della noradrenalina, comprendono: Duloxetina ( Cymbalta ) e Venlafaxina ( Efexor ).
La Duloxetina può causare danno epatico ( epatite, ittero colestatico ). Pertanto l’impiego della Duloxetina non è indicato nei pazienti che fanno uso di alcol ed in quelli con epatopatia cronica. I segni ed i sintomi di danno epatico sono: prurito, urine scure, ittero, dolorabilità del quadrante superiore destro, oppure sintomi simil-influenzali non spiegati.
La Venlafaxina è associata a cardiotossicità e non dovrebbe essere impiegata nei pazienti con malattia cardiaca ( es. insufficienza cardiaca, coronaropatia ) ed in presenza di anomalie dell'ECG, tra cui preesistente prolungamento dell'intervallo QT, nei pazienti con alterazioni elettrolitiche e nei pazienti affetti da ipertensione.


Diabete

Steven Nissen della Cleveland Clinic ( Stati Uniti ) ha compiuto una meta-analisi di studi clinici ed è giunto alla conclusione che il Rosiglitazone ( Avandia ) potrebbe essere associato ad un più alto rischio di infarto miocardico. L’FDA al riguardo non è in grado di confermare i dati di Nissen e si è riservata di approfondire la questione.

L’FDA ha emesso un black box warning ( un’avvertenza che segnala un possibile grave pericolo per la salute ) sul rischio di scompenso cardiaco con l’uso dei glitazoni, cioè con il Rosiglitazone e con il Pioglitazone ( Actos ).

Il Rosiglitazone è presente anche in Avandamet ( in associazione alla Metformina ) ed in Avandaryl ( in associazione alla Glimepiride ).

Una revisione della letteratura ha mostrato che la Metformina ( Glucophage ) riduce la mortalità nei pazienti con diabete ed insufficienza cardiaca.


Enuresi

Nell’enuresi notturna primaria in corso del trattamento con Desmopressina ( Minirin/DDAVP ), i pazienti devono evitare un carico eccessivo di liquidi.
In presenza di vomito o diarrea, la Desmopressina deve essere interrotta.
La Desmopressina può causare iponatriemia, con possibile insorgenza di convulsioni.


Fibrillazione atriale

Nella fibrillazione atriale parossistica, con pochi episodi aritmici, l’approccio pill-in-the-pocket può risultare particolarmente utile.
L’approccio pillola-in-tasca consiste nell’assunzione di una dose di carico di Flecainide ( Almarytm ) o di Propafenone ( Rytmonorm ) al momento dell’episodio acuto.

I farmaci di classe IC, come Flecainide e Propafenone sono efficaci nel convertire la fibrillazione atriale parossistica a ritmo sinusale, ma non lo sono altrettanto nel mantenimento del ritmo sinusale.

Il farmaco antiaritmico più efficace è l’Amiodarone ( Cordarone ), che trova indicazione particolarmente nei pazienti con malattia cardiaca sottostante, ma è gravato da importanti effetti indesiderati, tra cui alterazioni tiroidee.


Infezioni
Penicilline ad ampio spettro

L’Ampicillina ( Amplital ) è attiva contro i batteri Gram-positivi e Gram-negativi. La resistenza nei confronti dell’Ampicillina riguarda tutti gli stafilococchi, gran parte dei ceppi di Escherichia coli ed una minoranza di ceppi di Haemophilus influenzae. L’antibiotico trova impiego nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie, tra cui esacerbazioni della bronchite cronica, delle infezioni delle vie urinarie, e dell’otite.

L’Amoxicillina ( Zimox ) è meglio assorbita per os, rispetto all’Ampicillina. E’ presente anche in associazione all’Acido Clavulanico ( Augmentin ), un inibitore delle betalattamasi, che ne aumenta l’attività nei confronti dei batteri penicillino-resistenti.
L’associazione Amoxicillina ed Acido Clavulanico può causare tossicità epatica, con un’incidenza 6 volte superiore rispetto alla sola Amoxicillina. L’ittero colestatico è più frequente nei soggetti di età superiore ai 65 anni e nei pazienti di sesso maschile.

Infiammazione

I farmaci antinfiammatori non-steroidei ( FANS ) si equivalgono nell’attività antinfiammatoria, tuttavia ci possono essere marcate diversità nella risposta individuale del paziente.
Per l’ottenimento di un effetto analgesico, l’antinfiammatorio deve essere somministrato per almeno 1 settimana, mentre per un effetto antinfiammatorio sono necessarie 3 settimane. Trascorso questo periodo, se non si osservano risposte, è utile passare ad un altro farmaco.

Uno dei farmaci antinfiammatori più usati è la Nimesulide ( Aulin ), che trova largo impiego nel dolore acuto, sintomi di osteoartrosi dolorosa e dismenorrea primaria.
La Nimesulide è sotto inchiesta a causa della sua epatotossicità. Sono stati segnalati casi di grave danno epatico con necessità di trapianto, talvolta ad esito fatale.
È molto probabile che alla base dell’epatossicità ci siano reazioni idiosincrasiche, cioè reazioni di ipersensibilità.
L’EMEA ha limitato l’uso della Nimesulide ad un massimo di 15 giorni.

Tra gli antinfiammatori, sono ampiamente utilizzati i derivati dell’acido propionico.
L’Ibuprofene ( Moment 200 mg; Brufen 400 e 600 mg ) presenta il miglior profilo rischio-beneficio della classe.

Il Naprossene ( Momendol 225 mg; Naprosyn 250 e 500 mg ) ha una discreta efficacia, ma effetti indesiderati maggiori rispetto all’Ibuprofene.

Il caso Vioxx ( Rofecoxib ) ha messo in dubbio la sicurezza degli inibitori selettivi Cox-2.
Il Vioxx è stato ritirato dal commercio nel 2004 dopo che erano emerse reazioni avverse gravi a livello cardiaco ( infarto miocardico ).

Bextra ( Valdecoxib ), un altro inibitore Cox-2, è stato ritirato dal commercio nel 2005, perché associato a rischi cardiovascolari.

In Italia, sono in commercio due inibitori Cox-2, Celecoxib ( Celebrex ), che sembra avere un profilo cardiovascolare migliore rispetto al Vioxx, ed Etoricoxib ( Arcoxia ).
Secondo l’FDA Arcoxia è associato a rischio cardiovascolare, e la domanda di immissione in commercio negli Stati Uniti è stata respinta.


Insonnia

L’insonnia può avere diverse cause; spesso è dovuta a disturbi emotivi. Nell’insonnia cronica cause comuni sono l’ansia, la depressione, l’alcol e l’impiego di particolari farmaci.

Le benzodiazepine trovano impiego elettivo nei casi in cui l’insonnia è causata da stati ansiosi: es. Flurazepam ( Flunox ), Lormetazepam ( Minias ), Triazolam ( Halcion ).

Gli ipnotici non-benzodiazepinici, caratterizzati da breve durata d’azione, sono rappresentati dai farmaci-Z: Zaleplon ( Sonata ), Zolpidem ( Stilnox ), e Zopiclone ( Imovane ).


Ipercolesterolemia

Gli studi clinici hanno mostrato che nel trattamento dell’ipercolesterolemia, la Rosuvastatina ( Crestor ) in monoterapia è più efficace dell’Atorvastatina ( Torvast ), Simvastatina ( Sinvacor, Zocor ) e della Pravastatina ( Sanaprav, Selectin ) nel ridurre i livelli di colesterolo LDL e di aumentare il colesterolo HDL.
Inoltre, la Rosuvastatina permette ad un più alto numero di pazienti di raggiungere gli obiettivi fissati dalle lineeguida americane ( NCEPT ATP III ) e da quelle europee ( European ).

La terapia di combinazione Simvastatina + Ezetimibe ( Vytorin, Inegy ), che trova impiego elettivo in caso di fallimento della monoterapia, ha mostrato un’elevata efficacia ipolipidemizzante.


Menopausa

Gli studi del Women’s Health Initiative ( WHI ), che stavano valutando il ruolo della terapia di sostituzione ormonale, sono stati interrotti prima della loro naturale conclusione per il presentarsi di una maggiore incidenza di ictus, trombosi e tumore alla mammella nelle donne sane in postmenopausa.

Un altro studio WHI ha mostrato che la supplementazione a base di Calcio e di Vitamina D, produce solo modesti benefici nel preservare la massa ossea e nel prevenire le fratture dell’anca in alcune donne sane in postmenopausa, particolarmente nelle donne d’età superiore ai 60 anni; la supplementazione non previene altri tipi di fratture.


Osteoporosi

Secondo lo Scottish Medicines Consortium, il Ranelato di Stronzio ( Protelos ) deve essere utilizzato solo quando i bifosfonati sono controindicati o non tollerati, e solo nelle donne di età superiore ai 75 anni con una precedente frattura ed una bassa densità ossea, o nelle donne che presentano rischi equivalenti.


Sovrappeso & Obesità

Orlistat è un inibitore delle lipasi pancreatiche, in grado di ridurre l’assorbimento dei grassi alimentari. Alcune meta-analisi hanno evidenziato che Orlistat sembra essere meno efficace di Rimonabant e Sibutramina nei pazienti con sovrappeso o con obesità.
Orlistat è associato ad un’alta percentuale di eventi avversi gastrointestinali, tra cui urgenza fecale, feci liquidi o oleose, dolore addominale.

Rimonabant ( Acomplia ) è il capostipite di una nuova classe di farmaci, gli antagonisti del recettore dei cannabinoidi CB1.
Secondo l’FDA, Rimonabant sarebbe associato a rischio di suicidalità.
L’analisi degli studi clinici e dei dati di post-marketing, ha inoltre evidenziato un’alta incidenza di depressione e stati ansiosi tra i pazienti che assumono Rimonabant.
L’EMEA ha controindicato l’uso di Rimonabant nei pazienti con depressione maggiore o che stanno assumendo antidepressivi.

La Sibutramina ( Ectiva, Reductil, Reduxade ), un inibitore della regolazione della serotonina e della noradrenalina, è associata a rischio cardiovascolare. Il farmaco aumenta la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca.
In Italia, i preparati a base di Sibutramina sono stati ritirati dal Ministero della Salute nel 2002, e rimessi in commercio dopo che l’EMEA ha ritenuto che i benefici della Sibutramina fossero superiori ai rischi.
La Sibutramina non deve essere assunta dai pazienti con malattia cardiovascolare o con segni di malattia, e nei soggetti con ipertensione non adeguatamente controllata.


Vaccinazione anti papillomavirus

La vaccinazione anti-papillomavirus è tema di discussione. La decisione di dare avvio alla vaccinazione di massa contro il papillomavirus è giudicata da alcuni troppo precipitosa.
Un articolo, pubblicato sull’Harvard Women’s Health Watch, invita alla cautela nell’impiego del vaccino contro il papillomavirus ( HPV ), perché non sono interamente noti i suoi benefici ed i suoi rischi.
Riguardo alla sicurezza di Gardasil, la consultazione del database degli eventi avversi sui vaccini ( VAERS ) ha evidenziato finora più di 4.000 reazioni avverse. Sono stati segnalati casi di orticaria, difficoltà respiratoria, paralisi facciale, crisi convulsive, sindrome di Guillain-Barre, dopo somministrazione del vaccino Gardasil. Non è noto se oltre alla relazione temporale tra vaccinazione e comparsa dell’evento avverso, ci sia una relazione causale.

Uno studio ha mostrato che il vaccino bivalente anti-papillomavirus Cervarix, non è efficace nelle donne che hanno già contratto l’infezione. Questo dovrebbe indurre a non vaccinare le persone adulte, nelle quali è alta la probabilità di aver contratto l’infezione da HPV.

Non esistono ad oggi screening di massa per accertare se una persona presenti un’infezione da ceppi oncogeni di papillomavirus.

Sul Canadian Medical Association Journal ( CMAJ ), Abby Lippman della McGill University, sostiene che non esiste attualmente, un’epidemia di tumore alla cervice e, pertanto, non sarebbe necessaria la vaccinazione. Inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi, l’infezione da papillomavirus si risolve spontaneamente nell’arco di 1-2 anni.

Il tumore della cervice può essere individuato nelle sue fasi precoci, sottoponendosi regolarmente a Pap-test.

Gli effetti della vaccinazione anti-papillomavirus, supposto che il vaccino conferisca immunità in modo permanente ( dato da dimostrare ), dovrebbero vedersi tra 20-30 anni. ( Xagena2007 )

Fonte: Guida all’uso dei Farmaci, 2007

Link: Farmacologia.net

Link: MedicinaNews.it 
enaFarmaci_2007

Nota: Le informazioni contenute nei siti Xagena sono tratte dalla letteratura internazionale, e non sostituiscono in alcun modo la visita presso il proprio medico curante.

Alta incidenza di valvulopatia tra i pazienti con malattia di Parkinson trattati con Pergolide

Sono stati riportati casi di valvulopatia nei pazienti con malattia di Parkinson in trattamento con Pergolide ( Nopar ).

Ricercatori del Dipartimento di Cardiologia della Free University di Brussels hanno valutato l’incidenza e la gravità di questa reazione avversa.

Sono stati coinvolti nello studio 78 pazienti con malattia di Parkinson trattati con Pergolide e 18 pazienti mai trattati con agonista della dopamina , derivato dall’ergot.

All’esame ecocardiografico, la malattia valvolare restrittiva è risultata presente nel 33% ( n = 26 ) dei pazienti nel gruppo Pergolide ed in nessuno del gruppo controllo.

Una forma grave è stata riscontrata nel 19% ( n = 15 ) dei pazienti del gruppo Pergolide ed in nessuno dei controlli.

Secondo questo studio l’incidenza della malattia valvolare restrittiva causata dalla Pergolide è alta. (Lancet 2004 - Xagena )


Vaccini esavalenti, sorveglianza in Europa

Hexavac ed Infarix Hexa sono i soli vaccini, autorizzati nell’Unione Europea, in grado di immunizzare contro 6 malattie infettive: difterite, tetano, poliomielite, pertosse, epatite B, infezione da Haemophilus influenzae.

Nel corso della riunione del 23-25 aprile 2003 il Comitato Scientifico dell’EMEA, CPMP ( Committee for Proprietary Medicinal Products ) ha esaminato i dati sulla sicurezza dei vaccini esavalenti.

Il Comitato ha condotto una dettagliata revisione di 5 casi di morte ,non spiegabile , accorsa in bambini entro 24 ore dalla vaccinazione con un vaccino esavalente.

Le 5 morti sono avvenute in un periodo di farmacovigilanza post-marketing di 2,5 anni.

Durante questo periodo si è stimato che siano state somministrate 8,7 milioni di dosi di vaccino in tutto il mondo, e siano stati vaccinati circa 3 milioni di bambini.

Secondo il CPMP i benefici della vaccinazione possono superare i possibili rischi associati ai vaccini.

La causa delle 5 morti non è nota, e sulla base dei dati disponibili, non è possibile stabilire un’associazione con la somministrazione dei vaccini esavalenti.

Le morti potrebbero dipendere da: SIDS ( Sudden Infant Death Syndrome, nota anche come morte inaspettata del lattante ), infezione virale, disturbi metabolici, reazioni allergiche , ostruzione del flusso aereo.

In 3 su 5 casi mortali sono state riportate storie familiari di epilessia o convulsioni, ma i dati in possesso al CPMP sono risultati insufficienti ad identificare , come possibile fattore di rischio di morte dopo somministrazione del vaccino esavalente, una storia familiare di epilessia.

A partire dal 2004 l’EMEA ha avviato in Europa un Programma di Sorveglianza sui Vaccini Esavalenti. ( Xagena2004 )


Fonte: EMEA


Gli inibitori del TNF-alfa associati a gravi reazioni avverse

Il TNF-alfa (Tumor Necrosis Factor) è una proteina prodotta dal sistema immunitario ed è un importante mediatore in molte malattie, tra cui l'artrite infiammatoria e la malattia infiammatoria intestinale.

In Australia sono registrati 3 inibitori del TNF-alfa: Infliximab (Remicade) per il trattamento della malattia di Crohn, dell'artrite reumatoide, della spondilite anchilosante; Etanercept (Enbrel) per l'artrite reumatoide, artrite poliarticolare giovanile cronica, artrite psoriasica, spondilite anchilosante; Adalimumab (Humira) per l'artrite reumatoide.

Gli inibitori del TNF-alfa sono associati a diverse reazioni avverse gravi:

- reazioni di ipersensibilità immediate o ritardate;

- gravi infezioni e sepsi;

- recrudescenza di tubercolosi e di altre malattie granulomatose;

- riattivazione dell'epatite B;

- insorgenza di tumori, tra cui linfoma;

- reazioni ematologiche, come pancitopenia ed anemia aplastica;

- autoimmunità, es. lupus farmaco-indotto;

- reazioni al sistema nervoso centrale, tra cui disordini demielinizzanti e convulsioni;

- insufficienza cardiaca di nuova insorgenza o peggioramento dell'insufficienza cardiaca avanzata.

ADRAC (Adverse Drug Reactions Advisory Committee) ha ricevuto 319 segnalazioni riguardanti gli inibitori del TNF-alfa fin dal 2000.
I più gravi eventi avversi sono stati: melanoma maligno (3), linfoma (5), tubercolosi (4), polmonite o infezione del tratto respiratorio inferiore (23), sepsi (10), lupus o sindrome lupus-simile (22), anafilassi (9).

Dato il loro meccanismo d'azione, è possibile che l'impiego degli inibitori del TNF-alfa possa predisporre i pazienti ad un aumentato rischio di tumori, o accelerare il loro sviluppo.

Una meta-analisi di studi clinici randomizzati di Infliximab e di Adalimumab nell'artrite reumatoide ha trovato che l'incidenza di tumori nel gruppo dei pazienti trattati con gli inibitori del TNF-alfa è stata dello 0.9% contro lo 0.2% dei pazienti trattati con placebo.
Il rischio di tumori è risultato non differente dal placebo con i bassi dosaggi degli inibitori del TNF-alfa, ma superiore di 4 volte con gli alti dosaggi di Infliximab o di Adalimumab.

Un aumentato rischio di tumori è stato riportato anche con Etanercept. (Xagena 2007)

Fonte: Australian Adverse Drug Reactions Bullettin, 2006

 

Possibile pancreatite con il farmaco per il diabete Byetta

L’FDA ( Food and Drug Administration ) ha informato i medici che il farmaco Byetta può essere associato a pancreatite acuta in alcuni pazienti.

Byetta è un farmaco per il diabete di tipo 2, somministrato per via sottocutanea.

Exenatide, il principio attivo di Byetta, è un incretino-mimetico. Agisce allo stesso modo dell’incretina, l’ormone prodotto nell’intestino che induce un aumento del livello di insulina rilasciata dal pancreas in risposta all’assunzione di cibo.

L’FDA ha compiuto una revisione di 30 segnalazioni di pancreatite acuta, tra i pazienti trattati con Byetta.
In 21 casi è stata necessaria l’ospedalizzazione, di cui 5 hanno sofferto di gravi complicanze.
Ventidue pazienti hanno mostrato miglioramenti dopo sospensione del farmaco.

I pazienti che assumono Byetta devono consultare il proprio medico qualora dovessero comparire sintomi di pancreatite, come dolore addominale grave e persistente, associato in modo particolare a vomito.

Fonte: FDA, 2007


Pegasys, effetti indesiderati

La frequenza e la gravità delle reazioni avverse più comunemente segnalate con Pegasys ( PegInterferone alfa-2a ) sono simili a quelle segnalate con Interferone alfa-2a.

Le reazioni avverse più frequentemente segnalate con Pegasys 180 microgrammi erano per la maggior parte di gravità da lieve a moderata ed erano trattabili senza dover modificare le dosi o sospendere la terapia.

Epatite cronica B

In studi clinici di 48 settimane di trattamento e 24 settimane di follow-up, il profilo di tollerabilità per Pegasys nell’epatite cronica B è stato simile a quello osservato nell’epatite cronica C, malgrado la frequenza delle reazioni avverse riportate sia stata notevolmente inferiore nell’epatite cronica B.
L’88% dei pazienti trattati con Pegasys ha avuto esperienza di reazioni avverse, rispetto al 53% dei pazienti del gruppo di confronto con Lamivudina, mentre il 6% dei pazienti trattati con Pegasys ed il 4% dei pazienti trattati con Lamivudina hanno avuto esperienza di eventi avversi seri durante gli studi. Il 5%percento dei pazienti ha abbandonato la terapia con Pegasys a causa di eventi avversi o anomalie di laboratorio, mentre meno dello 1% ha cessato il trattamento con Lamivudina per ragioni di tollerabilità. I tassi di abbandono per i pazienti con cirrosi sono stati simili a quelli della popolazione generale in ciascun gruppo di trattamento.

Epatite cronica C

Nei pazienti con coinfezione da HIV-HCV, i profili clinici degli eventi avversi riportati in seguito al trattamento con Pegasys, in monoterapia o in combinazione con Ribavirina, erano simili a quelli osservati in pazienti monoinfettati da HCV.
Il trattamento con Pegasys è stato associato ad una diminuzione della conta assoluta delle cellule CD4+ nelle prime 4 settimane, non accompagnata da una riduzione della percentuale di cellule CD4+. La diminuzione della conta delle cellule CD4+ era reversibile a seguito della riduzione della dose o della sospensione della terapia.
L’impiego di Pegasys non ha avuto alcun impatto negativo osservabile sul controllo della viremia dell’HIV sia durante la terapia che al follow-up. Dati limitati sulla sicurezza sono disponibili per quanto riguarda i pazienti coinfetti con conta delle cellule CD4+ inferiori a 200/micron.


I più comuni effetti indesiderati ( incidenza < 10% - 1% ), osservati con Pegasys in monoterapia, o associato a Ribavirina:

Infezioni e infestazioni: herpes simplex, infezione delle vie aeree superiori, bronchite, candidosi orale

Patologie del sistema emolinfopoietico: anemia, linfodenopatia, trombocitopenia

Patologie endocrine: ipotiroidismo e ipertiroidismo

Disturbi psichiatrici: alterazione dell’umore, disturbi emozionali, nervosismo, diminuzione del desiderio sessuale, aggressività

Patologie del sistema nervoso: diminuzione della memoria disturbi del gusto, debolezza, parestesia, ipoestesia, tremore, emicrania, sonnolenza, iperestesia, incubi notturni, sincope

Patologie dell’occhio: visione offuscata, infiammazione oculare, xeroftalmia, dolore oculare

Patologie dell’orecchio e del labirinto: vertigini, otalgia

Patologie cardiache: palpitazioni, edema periferico, tachicardia

Patologie vascolari: vampate

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche: mal di gola, dispnea da sforzo, epistassi, nasofaringite, congestione dei seni nasali e paranasali, rinite, congestione nasale

Patologie gastrointestinali: vomito, secchezza delle fauci, dispepsia, ulcerazioni della bocca, flatulenza, emorragia gengivale, stomatite, disfagia, glossite

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: rash, aumento della sudorazione, eczema, sudori notturni, psoriasi, reazione di fotosensibilità, orticaria, disturbi cutanei

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: mal di schiena crampi muscolari, male al collo, dolore muscoloscheletrico, dolore osseo, artrite, debolezza muscolare

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella: impotenza

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: malessere, letargia, dolore toracico, vampate, sete, malattia simil-influenzale

Reazioni avverse rare ( incidenza: < 1% - < 0.1% ):

infezione cutanea, polmonite, otite esterna, endocardite, tumore epatico, porpora trombocitopenica idiopatica o trombotica, tiroidite, psoriasi, artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, sarcoidosi, anafilassi, diabete, ideazione suicidaria, suicidio, disturbi psicotici, allucinazioni, coma, neuropatia periferica, ulcera corneale, retinopatia, retinopatia vascolare, emorragia retinica, papilledema, neuropatia ottica, perdita della vista, perdita dell’udito, aritmia, tachicardia sopraventricolare, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco congestizio, angina, pericardite, infarto del miocardio, emorragia cerebrale, ipertensione, sibili, polmonite interstiziale con esito letale, embolia polmonare, ulcera peptica, emorragia gastrointestinale, reazione pancreatica reversibile ( cioé aumento della amilasi/lipasi con o senza dolore addominale ), insufficienza epatica, disfunzione epatica, steatosi, colangite, angioedema, miosite, sovradosaggio di sostanza.

Successivamente alla commercializzazione, sono stati riportati i seguenti eventi avversi con Pegasys, in monoterapia o in combinazione con Ribavirina:

Patologie del sistema emolinfopoietico

- Raramente: pancitopenia

- Molto raramente: anemia aplastica

Patologie endocrine

- Molto raramente: chetoacidosi diabetica

Patologie del sistema nervoso

- Raramente: convulsioni, paralisi facciale

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

- Molto raramente: eritema multiforme

In pazienti con HIV-HCV in terapia di combinazione con Pegasys e Ribavirina, sono stati segnalati altri effetti indesiderati maggiore o uguale all’1% e minore o uguale al 2% dei pazienti: iperlattacidemia / acidosi lattica, influenza, polmonite, labilità affettiva, apatia, tinnito, dolore faringo-laringeo, cheilite, lipodistrofia acquisita e cromaturia.

Alterazioni dei valori di laboratorio

Il trattamento con Pegasys è risultato associato con anomalie dei valori di laboratorio: aumento delle ALT, aumento della bilirubina, disturbi elettrolitici ( ipopotassiemia, ipocalcemia, ipofosfatemia ), iperglicemia, ipoglicemia e aumento dei trigliceridi. Fino al 2% dei pazienti, sia con Pegasys in monoterapia che con trattamento di combinazione con Ribavirina, ha segnalato un aumento dei livelli delle ALT che ha portato ad una modificazione della dose o alla sospensione del trattamento.
Il trattamento con Pegasys è risultato associato a riduzione dei valori ematologici ( leucopenia, neutropenia, linfopenia, trombocitopenia ed emoglobina ), che generalmente migliorano con la modificazione della dose, e ritornano ai valori pre-trattamento entro 4-8 settimane dal termine del trattamento.
Neutropenia moderata ( CAN: 0,749 - 0,5 x 109/l ) e grave ( CAN: < 0,5 x 109/l ) è stata osservata rispettivamente nel 24% e nel 5% dei pazienti che hanno ricevuto Pegasys 180 microgrammi e Ribavirina 1000/1200 milligrammi per 48 settimane.

Anticorpi anti-interferone

L’1-5% dei pazienti trattati con Pegasys ha sviluppato anticorpi neutralizzanti anti-interferone. Come con altri Interferoni, si è osservata una maggiore incidenza di anticorpi neutralizzanti nell’epatite cronica B. Tuttavia in nessuna delle due patologie vi è stata correlazione con una mancata risposta terapeutica.

Funzionalità tiroidea

Il trattamento con Pegasys è stato associato ad anormalità clinicamente significative nei valori di funzionalità tiroidea che hanno richiesto un intervento clinico. La frequenza osservata ( 4,9% ) nei pazienti trattati con Pegasys e Ribavirina è simile a quella osservata con altri Interferoni.

Valori di laboratorio in pazienti con coinfezione da HIV-HCV

Sebbene tossicità ematologiche dovute a neutropenia, trombocitopenia ed anemia si siano verificate con maggior frequenza in pazienti con HIV-HCV, la maggior parte di esse è stata trattata mediante la modificazione della dose e l’impiego di fattori di crescita e solo di rado ha richiesto la sospensione anticipata del trattamento. La diminuzione dei livelli di CAN al di sotto di 500 cellule/mm3 è stata osservata rispettivamente nel 13% e nell’11% dei pazienti che ricevevano Pegasys in monoterapia e in terapia di combinazione. È stata osservata una diminuzione delle piastrine al di sotto di 50.000/mm3 rispettivamente nel 10% e nell’8% dei pazienti che ricevevano Pegasys in monoterapia e in terapia di combinazione. Rispettivamente nel 7% e nel 14% dei pazienti trattati con Pegasys in monoterapia o in terapia di combinazione è stata segnalata anemia ( emoglobina inferiore a 10 g/dl ).

Sovradosaggio

Sono stati riportati sovradosaggi da 2 iniezioni in giorni consecutivi ( senza un intervallo Settimanale ) fino ad una iniezione al giorno per 1 settimana ( cioè 1260 microgrammi a settimana ). Nessuno di questi pazienti ha sviluppato eventi insoliti, gravi o che hanno limitato il trattamento. Sono state somministrate dosi settimanali fino a 540 e 630 microgrammi in studi clinici con pazienti affetti da carcinoma renale e leucemia mieloide cronica, rispettivamente. La tossicità dose-limitante era dovuta ad astenia, aumento degli enzimi epatici, neutropenia e piastrinopenia, in linea con la terapia con Interferone.

Fonte: EMEA, 2007